SEDE PERMANENTE:

 

Spazio E

Alzaia Naviglio Grande, 4  MILANO

Indicativamente, quando ci sono mostre in corso: aperto dal mercoledi al sabato ore 15-19

Domenica ore 11 -19

Ingresso Libero. 

tel. 02.58.10.98.43

 

 

Per informazioni mostre e artisti:

galleria.zamenhof@gmail.com

 

Per acquistare opere degli artisti trattati: cell. 333.80.322.46

 

SEDI ESPOSITIVE CONSOCIATE:

 

Spazio Libero 8

Alzaia Naviglio Pavese,8 - MILANO

 

MUEF Art Gallery

via Angelo Poliziano, 78b - ROMA

 

Galleria del Rivellino

via Baruffaldi, 6 - FERRARA

 

Galleria ItinerArte

Rio Terà della Carità -1046 Dorsoduro  - VENEZIA

 

ZAMENHOF ART in 3 punti e poche parole

 

1. Dal 1998 ad oggi Zamenhof Art ha organizzato oltre 400 mostre a Milano, Roma, Napoli, Torino, Venezia,  Ferrara, Piacenza, Lecce e in tutta Italia e realizzato circa 150 cataloghi d'arte, una decina dei quali con l'Editoriale Giorgio Mondadori.

 

2. Gli spazi gestiti in permanenza, dal 1998 ad oggi, a Milano, sono stati : la Basilica di S. Celso (1999-2002), l'Atelier Chagall (2003-2013), la Galleria Mirò (2005/2006), la Galleria Zamenhof (2008-2013), lo Spazio E (dal 2013). A Torino: la Galleria20 (2013/2014). A Ferrara, 2015-2016 la Camel Home Gallery.

 

3. Tra gli spazi più prestigiosi che hanno ospitato mostre e progetti Zamenhof Art, nel corso degli anni, ricordiamo: Castel dell'Ovo a Napoli (2016), Palazzo Racchetta a Ferrara (2010-2015), Palazzo Zenobio a Venezia (2012), Castello di Carlo V a Lecce (2010, 2011, 2012), Castello Estense di Ferrara (2010), Pinacoteca Civica e Palazzina Liberty di Imperia (2009), Castello Malaspina di Massa (2010), Palazzo Guidobono a Tortona (2012)

 

Pur avendo talvolta (raramente) realizzato mostre o cataloghi di artisti storici o storicizzati (come ad esempio Mario Schifano o Riccardo Licata), l'attività di Zamenhof Art è rivolta principalmente alla promozione di artisti giovani o comunque emergenti, out-siders, selezionati sulla base della qualità e dell'originalità, senza nessuna indulgenza a fenomeni di moda, a ragioni di censo o a clientelismi: artisti che siano capaci di coniugare perizia di esecuzione tecnica e freschezza di idee, tradizione e avanguardia, radici culturali e originalità.

 

UN'IDEA DIARTE CONTEMPORANEA CHIAMATA "ZAMENHOF ART"

 

" Il tempo delle Avanguardie è finito. Si è aperto con l’Impressionismo e si è chiuso con la Transavanguardia. Per oltre un secolo ogni nuova generazione di artisti ha cercato di smarcarsi dalla generazione precedente proponendo una nuova, differente idea di arte contemporanea. Ora tutto questo sembra non funzionare più. Il meccanismo pare inceppato. A partire dal discorso generazionale.

 

Il progetto espositivo ed editoriale che da anni risponde al nome di “Zamenhof Art” mette in luce proprio ciò, presentando, di volta in volta, in contesti diversi e con diversi abbinamenti e articolazioni, una nuova ‘generazione’ di artisti che anzichè inseguire il nuovo a tutti i costi, rinnegando il lascito delle generazioni precedenti, cerca piuttosto di definire un linguaggio comune per l’arte contemporanea, una sorta di “koinè”, facendo tesoro delle ‘invenzioni’ delle Avanguardie, attraverso un paziente, complesso, raffinato processo di sintesi e contaminazioni.
E una prova lampante che un certo ‘meccanismo’ sia saltato balena agli occhi di tutti se si sofferma l’attenzione, senza pregiudizi ideologici, su di un fatto concreto, tangibile, facilmente riscontrabile: da molti anni ormai si è annullato un qualsiasi significativo ‘scarto generazionale’. Non a caso nel selezionare opere e artisti per questo progetto che in definitiva mira a definire al meglio che cosa si intenda per ‘Post-Avanguardia’ si è dovuto sempre necessariamente prescindere da vincoli generazionali. 

 

Per la prima volta, da oltre un secolo a questa parte, artisti di tre generazioni differenti stanno uno accanto all’altro e parlano (più o meno) la stessa lingua. E ad ascoltarla con attenzione ci suona come una lingua nuova e antica allo stesso tempo: inaudita eppure riconoscibile. Originale ma decifrabile". (V.P.)

Toshiko

NOTA BIOGRAFICA

Nata in Giappone. Diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara sotto l’insegnamento del prof. Omar Galliani. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali di pittura, conseguendo importanti riconoscimenti:-Segnalata al concorso “Flower power “ edizione 2007 svolto ad Arezzo; Premiata alla 12° edizione del concorso “Saturarte” svolto a Genova; Terzo premio alla 31°edizione del concorso “Medusa Aurea” svolto a Roma; Secondo premio al concorso “EM ARTE 2009” svolto a Livorno; Selezionata per il catalogo alla 6° edizione del “Premio Celeste 2009”; Segnalata nella 7° edizione del “Premio celeste 2010” ; Segnalata alla 15° edizione del concorso “Saturarte” svolto a Genova.                                        Alcune sue opere sono state pubblicate in riviste specializzate: -Catalogo dell’Arte Moderna n°47 e n° 48 Mondadori 2011 e 2012; “Arte” Mondadori, edizione novembre 2010 e dicembre 2011; “Con-fine” trimestrale edizione n20, 2010.


NOTE CRITICHE

TOSHIKO,  fa parte di quella tendenza all’iperrealismo magico che molti giovani adottano con un ritorno ad un modo apparentemente classico di raccontare la realtà. È la favola di certe immagini “Winx-like”, ma che sottendono una ricerca spasmodica dell’essere nella difficile congiuntura contemporanea.

Roberto Russo

 

Nata in Giappone, ma residente in provincia di Massa Carrara, Toshiko Kitatani(none d’arte TOSHIKO), per mezzo della espressione “realista” e coinvolgente, riesce a catturare il bello in qualsiasi momento e situazione regalando all’osservatore immagini concrete sublimate dalla magia e dalla fine interpretazione. Le sue opere sembrano  veri e propri appunti di viaggio e volte sono visioni metropolitane, altre volte marine impetuose e spumeggianti, altre volte ancora interni silenziosi pieni di fascino e mistero. Pittura intensa, che si serve del reale per raccontare una ricerca interiore, per evocare le grandi solitudini umane ed esistenziali dei nostri giorni.

Luciano Carini

 

IL MONDO DI TOSHIKO

Non è semplice accostarsi al mondo di TOSHIKO.  Nel farlo, ho scoperto un'artista complessa, innamorata del suo fare arte, attenta al particolare e, nello stesso tempo, irretita da un mondo onirico che la porta oltre il confine del realismo. Nata a Giappone, diplomata in pittura presso l'Accademia di Belle arti di Carrara, sotto la guida di Omar Galliani, TOSHIKO ha scelto, anche dopo gli studi, di vivere nel nostro Paese, ma la sua arte, che si materializza quasi esclusivamente in pittura ad olio, è un'arte molto avulsa, a mio parere, da riferimenti ambientali precisi. La giovane artista, per sua stessa ammissione, si sente vicina alla Pop Art americana -quella corrente artistica espressione di una cultura di massa, contrapposta alla tradizione umanistica e  oligarchica -, eppure l'elemento umano è presente e importante nella pittura di TOSHIKO: le sue opere ci rimandano l'immagine di un'umanità smarrita, che volentieri si rifugia nel sogno, quasi a voler sfuggire una dimensione del reale non più sostenibile. La sua è comunque una ricerca personalissima (e in questo, l'artista è stata spronata dal maestro Galliani a seguire un percorso il più possibile autonomo): gli esiti di questa ricerca sono testimonianze di scelte profondamente ancorate a strutture psicologiche ricorrenti nella massa, ma non per questo banalmente massificate. TOSHIKO ci parla, nei suoi quadri, non tanto degli avvenimenti straordinari della vita, quanto del suo svolgersi tra le consuete cose “banali” che ne costituiscono la struttura, fatta di certezze e, al tempo stesso, delle sorprese del vivere di ogni giorno. Così, ne “L'autobus“ quadri forse tra i più espressionisti della sua produzione, lo spettatore è  in grado di riconoscere se stesso nell' anonimato di una giornata come le altre eppure unica, come unico è il vivere di ciascuno di noi. Quadri che rappresentano il viaggiare, insieme agli altri o da soli, quasi metafora della vita stessa: che siamo noi a guidare un'auto, o che sia un autista che ci conduce alla meta, la solitudine è la condizione esistenziale umana alla quale non possiamo sfuggire. E la pioggia, che avvolge le figure alla fermata dell' autobus vuole enfatizzare l'atmosfera di malinconia che caratterizza spesso la vita nelle anonime realtà urbane. Eppure, TOSHIKO guarda senza angoscia a questa condizione: “Mi piace la solitudine del viaggio“, ci ha detto.  Così come le piace l'indefinita realtà metropolitana che fa da sfondo a quasi tutte le sue opere. In questa scelta, di soggetti e scenari apparentemente freddi, “urbani” e, oserei dire, metallici, risiede la forza espressiva della pittrice, che porta a termine i suoi lavori con mano efficace ed energica, anche nelle tele di grandi dimensioni, pur con la delicatezza e la trasparenza dei colori che caratterizzano la sua tavolozza. Colori resi volutamente “freddi” (predominano i gialli, i bruni, i grigi più o meno sfumati) disegnano figure calate nella realtà moderna,  dove gli  oggetti assumono spesso un ruolo importante, “ iperrealista “, come in “Viaggio solitario n°3“, dove il volante dell'auto diviene protagonista e non strumento del viaggio stesso. Quadri che rappresentano la contemporaneità, scene così cariche di dettagli eppure così d'atmosfera, che confermano la maturità dell'artista, capace di rappresentare con minuzia, senza però cedere il passo alla mera descrizione fotografica. Lo stile è infatti solo apparentemente immediato e senza sentimentalismo, ma se ci soffermiamo su alcuni dipinti, particolarmente quelli notturni, possiamo cogliere uno struggimento, una partecipazione empatica, una “nostalgia del futuro“, che è la vera anima dell'arte di TOSHIKO. (omissis). Difficile trovare la luce solare piena nei quadri di TOSHIKO: l'autostrada è quasi sempre al tramonto, metafora del ritorno verso casa, ma l' ambiente domestico non è mai rappresentato nei suoi quadri: lo sradicamento è condizione umana che ci accomuna, e indugiare nell' illusione è l'unico modo, a volte, per non soccombere al nostro difficile destino di vita. I quadri più onirici sono la testimonianza della visione esistenziale di TOSHIKO: vedi, per tutti, “Il sogno e la realtà n°2“, dove un uomo si ferma a guardare, senza poterla nemmeno sfiorare, una splendida donna al di là di una vetrina: manichino o donna in carne e ossa, cosa cambia per l'uomo? Per lui è comunque irraggiungibile e il “gigantismo” della figura femminile, che quasi incombe sul piccolo uomo, ne è la riprova. Passi ovattati nella realtà urbana descritta da TOSHIKO: passi che si organizzano nell'inquadratura per diventare ritmo e trasformarsi in qualcosa di impalpabile, da ascoltare attraverso la vista: ciò che l'artista regala ai nostri occhi è un attimo immobile di pausa, generato dall' osservazione dell'ambiente, carpito in quel momento magico che precede il sogno. E non è un caso che il tramonto sia il momento della giornata scelto, preferito nelle sue opere: la realtà, per quanto deludente o banale sia, può sempre essere riscattata dal sogno, nessuno può privarci dei sogni, nemmeno il ritmo di una vita che sembra non lasciare tregua. Qui, il realismo di TOSHIKO si trasforma in iperrealismo magico: il particolare (un oggetto, un fiore) è il mandala che ci riscatta, è la chiave per trascendere il reale, è il talismano che ci preserva dalla banalità di una vita senza sogni.

Gabriella  Mignani