SEDI PERMANENTI:

 

Spazio E

Alzaia Naviglio Grande, 4  MILANO

Indicativamente, quando ci sono mostre in corso: aperto dal mercoledi al sabato ore 15-19

Domenica ore 11 -19

Ingresso Libero. 

tel. 02.58.10.98.43

 

Galleria del Cammello

Camel Home Gallery

Via Cammello, 33 - FERRARA

Solo su appuntamento

cell. 333.80.322.46

 

Per informazioni mostre e artisti:

galleria.zamenhof@gmail.com

 

Per acquistare opere degli artisti trattati: cell. 333.80.322.46

 

SEDI ESPOSITIVE CONSOCIATE:

 

Spazio Libero 8

Alzaia Naviglio Pavese,8 - MILANO

 

MUEF Art Gallery

via Angelo Poliziano, 78b - ROMA

 

Galleria del Rivellino

via Baruffaldi, 6 - FERRARA

 

Galleria ItinerArte

Rio Terà della Carità -1046 Dorsoduro  - VENEZIA

 

ZAMENHOF ART in 3 punti e poche parole

 

1. Dal 1998 ad oggi Zamenhof Art ha organizzato oltre 400 mostre a Milano, Roma, Napoli, Torino, Venezia,  Ferrara, Piacenza, Lecce e in tutta Italia e realizzato circa 150 cataloghi d'arte, una decina dei quali con l'Editoriale Giorgio Mondadori.

 

2. Gli spazi gestiti in permanenza, dal 1998 ad oggi, a Milano, sono stati : la Basilica di S. Celso (1999-2002), l'Atelier Chagall (2003-2013), la Galleria Mirò (2005/2006), la Galleria Zamenhof (2008-2013), lo Spazio E (dal 2013). A Torino: la Galleria20 (2013/2014). A Ferrara, 2015-2016 la Camel Home Gallery.

 

3. Tra gli spazi più prestigiosi che hanno ospitato mostre e progetti Zamenhof Art, nel corso degli anni, ricordiamo: Castel dell'Ovo a Napoli (2016), Palazzo Racchetta a Ferrara (2010-2015), Palazzo Zenobio a Venezia (2012), Castello di Carlo V a Lecce (2010, 2011, 2012), Castello Estense di Ferrara (2010), Pinacoteca Civica e Palazzina Liberty di Imperia (2009), Castello Malaspina di Massa (2010), Palazzo Guidobono a Tortona (2012)

 

Pur avendo talvolta (raramente) realizzato mostre o cataloghi di artisti storici o storicizzati (come ad esempio Mario Schifano o Riccardo Licata), l'attività di Zamenhof Art è rivolta principalmente alla promozione di artisti giovani o comunque emergenti, out-siders, selezionati sulla base della qualità e dell'originalità, senza nessuna indulgenza a fenomeni di moda, a ragioni di censo o a clientelismi: artisti che siano capaci di coniugare perizia di esecuzione tecnica e freschezza di idee, tradizione e avanguardia, radici culturali e originalità.

SPAZIO E

Alzaia Naviglio Grande, 4

Direzione artistica: Valentina Carrera.

Organizzazione: Associazione A Est dell'Eden, in collaborazione con Zamenhof Art

Mostre 2016

Aria

Dal 24 febbraio al 1 marzo 2016

A cura di Valentina Carrera

 

Opere del GRUPPO E 2016:

Marco Bellomi, Giulio Belloni, Ivano Boselli, Massimo Bruna, Valentina Carrera, Liliana Casadei, Cislaghi Artist, Laura Cortese, Raffaele De Francesco, Rossano Di Cicco Morra, Francesco Faravelli, Paolo Lo Giudice, Clara Luminoso, Michela Meloni, Monica Mietitore, Giuseppe Orsenigo, Gualtiero Redivo, Pavel Vavilin

 

Da tre anni gli artisti e i fotografi del Gruppo E si presentano allo Spazio E di Milano in un progetto comune che ha lo scopo di trovare nuovi stimoli per una produzione che non si fossilizzi in una ripetizione sempre uguale di se stessi e al contempo di regalare al pubblico delle mostre tematiche che dimostrino la meravigliosa caleidoscopica capacità degli artisti di rappresentare il mondo e l’uomo nel mondo.

Dopo le due stagioni passate, composte ciascuna da 10 mostre dedicate a temi vari, il Gruppo E ha deciso di aderire in maniera ancor più evidente ad uno dei principi cardine della filosofia della galleria che li ospita, e cioè all’idea di semplicità, di riduzione ai minimi termini, di essenzialità, per dirlo in una parola: di sintesi. è questa la sostanza prima di cui è fatta una vera opera d’arte, che aspiri senza vergogna a presentarsi come tale, e in effetti è quando si superano le mode, si abbandonano gli eccessi di uno sperimentalismo eccessivamente entusiastico, da principiante, quando si riesce a filtrare attraverso il proprio sentire la tradizione artistica, quando ci si trasforma nello specchio spietato della società contemporanea, è in questo momento e solo in questo momento di purezza che si produce Arte.

Quest’anno le mostre che verranno presentate sono solo cinque, ognuna dedicata ad un elemento.

Il Gruppo E ha deciso di indagare la radice del tutto, di allontanarsi dalla rappresentazione della superficie, per giungere alla sostanza stessa di cui è fatta la Vita. Indagare gli elementi in effetti, secondo l’etimologia del termine, significa considerare l’alfabeto stesso che compone il mondo che ci circonda.

L’aria, la terra, il fuoco e l’acqua sono i quattro elementi base, a cui si aggiunge quel quinto che in diverse epoche è stato chiamato in modi diversi: etere, quintessenza, pietra filosofale; lo si può considerare la summa degli altri quattro o una loro sublimazione, oppure qualcosa che li domina dall’alto.

Ci troviamo davvero nel cuore più vivo della cultura italiana, perché nell’analisi degli elementi convivono senza disturbarsi la tradizione filosofica greca e le culture celtiche centroeuropee, la medicina medioevale e la mistica ebraica, e poi l’alchimia sei-settecentesca. E la cultura italiana di oggi vive anche degli influssi delle culture orientali, come per esempio la medicina e la filosofia importate dalla Cina, imperniate sugli equilibri di forze naturali, o gli elementi in cui si suddivide il giardino islamico nelle sue armoniche geometrie.

 

ARIA

Il prima elemento che il Gruppo E prende in considerazione è forse quello che più facilmente ci lega alla vita. L’aria che respiriamo ci fornisce l’ossigeno necessario alla nostra vita. Senza aria non si potrebbe vivere.

Eppure quest’aria fatta di sostanze chimiche che permettono al nostro corpo di continuare il suo viaggio su questa terra spesso non è sufficiente. Perché ci sono delle condizioni indispensabili che si devono realizzare per far sì che la vita possa manifestarsi veramente per quel canto meraviglioso che è.

Proprio a queste condizioni fanno riferimento gli artisti del Gruppo: la libertà delle ali degli uccelli che tagliano elegantemente il cielo, ali che sono come coltelli perché il pericolo di caduta è sempre presente. La libertà e la gioia del volo, con l’emozione per il pericolo. La gioia e il gioco delle combinazioni di un volo che può essere solitario o comunitario: la socializzazione.

Su un altro piano abbiamo la poesia e l’eleganza, data dai colori e dalle forme e dalla magia del cielo e delle nuvole, specialmente quando spostate dal vento disegnano volute d’eleganza o strisce leggere verso l’infinito.

Infine la potenza dell’aria, capace nel suo mondo invisibile di dar vita ad una colonna di fumo e poi anche di sollevare e anche distruggere tutto ciò che trova lungo il suo cammino.

Alessandro Baito

Foto allestimento e vernissage

KOINè 2016 - Senza soluzione di continuità

Dal 5 al 15 marzo 2016

A cura di Virgilio Patarini

 

Quadri e sculture di Salvatore Alessi, Walter Bernardi, Alberto Besson, Sergio Boldrin, Simona Ciaramicoli, Josue D’Amato, Mario D’Amico, Raffaele De Francesco, Maria Grazia Ferraris, Luisa Ghezzi, Maria Franca Grisolia, Maristella Laricchia, Fiorella Manzini, Giulia Martino, Franco Maruotti, Domenico Paolo, Giuseppe Piacenza, Sergiu Popescu, Rosanna Pressato, Michele Recluta, Maria Luisa Ritorno, Gabriella Santuari, Elena Schellino, Anna Scopece, Ivo Stazio, Lucio Tarzariol, Lyudmila Vasilieva, Paolo Viola

 

Comunicato Stampa

MOSTRA “KOINÈ 2016” ALLO SPAZIO E

 

Dopo il successo a Roma e a Napoli, torna a Milano, sui Navigli, il Progetto “Koinè” con nuove opere e nuovi artisti

Si inaugura sabato 5 marzo 2016 alle ore 17,30 allo Spazio E di Milano, Alzaia Naviglio Grande, 4, la mostra collettiva di pittura e scultura “Koinè 2016: senza soluzione di continuità –Per un linguaggio comune dell’arte contemporanea”, a cura di Virgilio Patarini e organizzata da Zamenhof Art.

In esposizione nella vivace galleria milanese diretta da Valentina Carrera e situata in uno degli angoli più caratteristici della “Vecchia Milano” una trentina di lavori di tecniche e stili differenti, tra figurazione e astrazione, al tempo stesso classici e contemporanei.

La mostra proseguirà fino al 15 marzo, tutti i giorni dalle 15 alle 19, domenica dalle 11 alle 19, lunedì chiuso. Ingresso libero. 

La mostra intitolata “Koinè” costituisce un appuntamento fisso ormai da molti anni per Zamenhof Art. Fin dai tempi della Galleria Zamenhof (2008-2013) era l’occasione per fare il punto della situazione, sia sugli artisti selezionati per la stagione (o su una parte di essi), sia più in generale sullo “stato dell’arte”, presentando una carrellata di opere di autori e stili diversi, affinché dall’accostamento dell’una all’altra opera il fruitore potesse intravvedere coi propri occhi e con la propria capacità di discernimento punti di contatto e similitudini, nell’intento di delineare una sorta di minimi comun denominatori da ipotizzare come base per un “linguaggio comune dell’arte contemporanea”. E così anche quest’anno le opere saranno accostate le une alle altre e come per magia, appunto “senza soluzione di continuità”, si passerà dal figurativo all’informale, all’astratto geometrico.

Ma quest’anno “Koinè” è “senza soluzione di continuità” anche per un altro motivo: perché si è appena concluso -con grande successo di pubblico e di critica- il tour di mostre del Progetto “Koinè” del 2015: le ultime due mostre a Roma alla Muef Art Gallery e a Napoli a Castel dell’Ovo sono terminate da pochissimi giorni

Per il Progetto 2016, naturalmente, le opere sono tutte nuove, inedite. E nuovi sono anche circa metà degli artisti proposti.

Foto allestimento e vernissage

ACQUA

Dal 16 al 23 marzo 2016

A cura di Valentina Carrera

 

OPERE DI Marco Bellomi, Giulio Belloni, Ivano Boselli, Massimo Bruna, Valentina Carrera, Liliana Casadei, Cislaghi Artist, Laura Cortese, Raffaele De Francesco, Rossano Di Cicco Morra, Francesco Faravelli, Paolo Lo Giudice, Clara Luminoso, Michela Meloni, Monica Mietitore, Giuseppe Orsenigo, Gualtiero Redivo, Pavel Vavilin

 

Comunicato Stampa

 

Dopo la riflessione della prima mostra sull’elemento Aria e i suoi significati anche a livello intellettuale, questo secondo incontro del Gruppo E è dedicato all’elemento principale della Vita: l’Acqua.

Il testo del Genesi stesso dice che prima di ogni cosa la Creazione ha considerato l’Acqua, nella separazione tra l’acqua che sta sotto dall’acqua che sta sopra, l’acqua fluida e quella del cielo, del firmamento. Sin dalle origini si è considerato quindi il riflesso dei due livelli dell’esistenza, quello naturale e quello soprannaturale.

Ma già solo ad un semplice approccio evolutivo chiunque può arrivare alla considerazione che l’acqua è il principio primo da cui scaturisce la Vita.

è nell’acqua che si sono sviluppate le prime forme di vita.

Anche dopo esserne usciti gli esseri viventi erano e sono principalmente formati d’acqua.

Senza acqua non vi può essere vita, almeno come noi la conosciamo.

Nelle mitologie antiche gli dei che presiedono all’acqua, al Mare, all’Oceano, sono tra i più potenti: Poseidone greco, Nettuno latino; Njord o Aegir della mitologia norrena. Le loro storie sono tra le più interessanti e anche quelle che forniscono una interpretazione psicologica più profonda.

A livello simbolico è lo specchio, la fonte dei sentimenti.

All’acqua si ricorre per comunicare con l’inconscio o con altre dimensioni. Si prenda in considerazione la divinazione antica grazie all’osservazione dei moti dell’acqua e l’abitudine celtica, ancora oggi presente in molti luoghi turistici, di gettare una moneta in uno specchio d’acqua, pozzo o fontana, per esprimere il desiderio di ritornarvi.

Gli artisti del Gruppo E si sono mossi lungo due direttive principali. Ad esempio Bruna, Cislaghi e Faravelli hanno prediletto la dimensione originaria, rappresentando concetti assoluti, mentre Belloni, Orsenigo e Vavilin hanno concentrato la loro attenzione sull’aspetto magico, intellettuale, in rapporto più diretto con la dimensione del singolo.

Alessandro Baito 

Foto allestimento e vernissage

FIORELLA MANZINI, Mater(ia) Natura

Dal e al 10 aprile 2016

 

A cura di Virgilio Patarini

 

Nota di presentazione

La Materia, il Divenire e Madre Natura

 

Fiorella Manzini, dopo una prima fase di orientamento decisamente figurativo, sia pure muovendosi nell’ambito di un figurativo sempre corsivo, vivace, inquieto, che mai indulgeva all’anedottico o al virtuosismo fine a se stesso, negli ultimi anni ha esplorato con crescente consapevolezza quei territori di confine tra figurazione e astrazione. Alla ricerca di un segno e di una matericità della pennellata (o della spatolata) che da soli, senza riferimenti spiccatamente icastici, fossero in grado di rappresentare la forza primigenia e arcana della natura, ma anche la sua mutevolezza, il suo costante divenire. Una “Natura naturans” per dirla con Lucrezio, cioè una Natura come forza immanente che informa di sé ogni cosa e che il gesto pittorico dell’artista più che raffigurare evoca, come in un rito sacro, lasciando affiorare sulla tela la materia pulsante e viva della natura stessa ma allo stato nascente, un attimo prima di prendere forma -o un attimo dopo.

Lo scopo infondo è sempre lo stesso: fare irrompere sulla tela la presenza della Natura, sia che si tratti di quadri figurativi o di opere astratte-informali.

E paradossalmente -ma non troppo- è forse proprio nei quadri astratti-informali che la forza pulsante della Natura ci appare più viva e presente, quasi tangibile anche se inafferrabile. Mentre nei quadri più figurativi la presenza della Natura si manifesta ai nostri sensi più quieta, imbrigliata in un’aura elegiaca. E non a caso si tratta per lo più di “nature morte”: come a rappresentare, anche attraverso la metafora, che nell’istante in cui diamo una forma definita alla Natura attraverso il disegno, attraverso la mano che traccia i contorni, ne imprigioniamo in qualche modo il divenire, la vitalità.

Dunque quella dipinta dalla Manzini è una Natura “alma Mater”, una madre feconda, scaturigine di vita, che si manifesta nella sua ineffabile forza proprio nell’istante in cui è più Materia che Forma, o, meglio, nell’istante sublime in cui la Materia sta per prendere forma.

Virgilio Patarini 

Foto allestimento e vernissage

MARIO D'AMICO, L'Uomo e la Città

Dal 28 aprile al 6 maggio 2016

A cura di Virgilio Patarini

 

L'UOMO E LA CITTA'

Mario D’Amico fa una pittura senza tempo. Eppure con questa pittura è capace di raccontarci il nostro tempo con precisione algebrica e con toni di struggente elegia.

Il rapporto tra l’Uomo e la Città è al centro della sua indagine paziente, minuziosa, precisa eppure mai ridondante, mai retorica, capace di invenzioni poetiche e metaforiche.

Mario D’Amico fa una pittura che gioca col tempo: lo dilata, lo sospende. E in questo tempo sospeso, dilatato, l’Uomo e la Città affiorano alla luce tenue delle nostre coscienze per quello che sono oggi, tra solitudini e alienazioni, in un rapporto sempre in qualche modo sbilanciato. O l’Uomo è una minuscola, scialba figurina indistinta che a malapena si scorge tra i Palazzi squadrati e incombenti, e la Città regna sovrana e silenziosa, gigantesca e ineffabile; Oppure viceversa, un Uomo enorme ma senza volto sovrasta i Palazzi per spostarli, sradicarli e trapiantarli altrove o per piantare sopra ognuno di essi un minuscolo scheletrico alberello, nel tentativo titanico e forse velleitario di dare vita ad una nuova più “umana”, ragionevole piuttosto che razionale, urbanizzazione.

Mario D’Amico fa una pittura d’altri tempi, anche tecnicamente. Piccoli formati. Olio su tela. Eppure ogni suo quadro è un’epifania di assoluta attualità: un’epifania che di volta in volta ci rivela un’aporia -aperta come una ferita- o un’utopia – bruciante e disattesa come un sogno che al risveglio si dissolve- dei nostri tempi inquieti.

E in tutto quel silenzio assordante, in tutti quegli uomini senza volto, manichini di spiccata umanità, in tutti quei palazzi squadrati, in tutte quelle città sospese, astratte eppure così concrete… in tutti quegli enigmi, in tutte quelle metafore poetiche, sfumate eppure così definite, non possiamo non scorgere con evidente ambiguità una diretta discendenza dalla Metafisica di De Chirico e di Carrà: De Chirico per i temi, Carrà per la tavolozza. Eppure non c’è nulla di anacronistico in questa pittura d’altri tempi. Forse potremmo chiamarla “Metafisica 2.0”.

Virgilio Patarini

 

Hanno scritto di lui (e a lui):

Caro D’Amico,

molti sono quelli che fanno al pittura e che la fanno anche bene, ma quelli che con la pittura fanno anche poesia sono pochi, anzi pochissimi. Tra questi ci sei tu. Che bellezza!

Salvatore Fiume

Le architetture del Razionalismo Italiano assurgono a volumi dell’Inconscio, divenendo paradigma delle solitudini e delle incomunicabilità dell’uomo. Questi volumi (…) che D’Amico accosta sapientemente ricordano il silenzio delle sottese Piazze italiane di De Chirico, le tonalità di Piero della Francesca, le inquadrature prospettiche delle aree urbane dei film di Michelangelo Antonioni.

Gianluigi Guarneri

Che il silenzio possa avere un colore o più colori, può sembrare un'aporia, quasi una difficoltà concettuale che urta il processo logico. Ma è proprio qui che il linguaggio di Mario D'Amico riesce ad attraversare ogni “obbligazione rituale”, per consegnarsi alla sua personalissima poesia. (…) Il silenzio di D'Amico assomiglia più a quella pausa, a quell'intervallo perduto nella convulsa dinamica della nostra società che alcuni anni or sono il bravo Gillo Dorfles ci ricordava in un suo memorabile libro. Una pausa, una rarefazione riempita ed arricchita dalla sua non commensurabile fantasia. E la poetica di Mario sa volare così liberamente per l'etere da riuscire, appunto, a dare “i colori del silenzio.

Massimo Scaringella

 

Mario D’Amico parla del suo rapporto con la Città Eterna:

https://www.youtube.com/watch?v=R-KWbATQgnU

Foto allestimento e vernissage

Luigina Luzii

PREMIO CHAGALL - IL SEGNO 2015

Dal 7 al 14 giugno 2016

 

A cura di Virgilio Patarini

 

In esposizione una quindicina di opere, ovvero una selezione della produzione degli ultimi anni dell’artista abruzzese, figure classicheggianti sottilmente inquietanti, tutti dipinti di raffinata esecuzione tecnica in cui talvolta il segno indugia in precisione icastica al limite dell’iper-realismo, anche se spesso la presenza di elementi simbolici enigmatici suggerisce una volontà espressiva che va oltre la semplice rappresentazione della realtà.

 

 

LUIGINA LUZII

Nota Biografica

 

Luigina Luzii è nata a Nereto (TE) il 22 novembre 1973. Laureata in Psicologia presso la Facoltà degli Studi di Urbino, ha scoperto il suo grande amore per il disegno e per la pittura sin da bambina, tanto da iscriversi all’età di dieci anni alla bottega del Maestro Francesco Perilli. Un amore che nel corso degli anni ha coltivato nei ritagli di tempo tra lo studio prima e lavoro poi, eseguendo principalmente ritratti su commissione. Ha iniziato un suo personale percorso creativo solo da qualche anno cominciando poi nel 2014 a partecipare anche a diverse mostre e concorsi d’arte.

Tra le mostre e i premi più recenti ricordiamo:

Premio della giuria al concorso Colonella Art Contest, Colonella (Te), aprile 2014

Premio Concorso d’Arte Caudium Festival Art, Benevento – maggio 2015

Finalista seconda edizione concorso Mostra del Tigullio, Società Economica di Chiavari – giugno 2015

Premio Marc Chagall per la migliore opera figurativa alla settima edizione del concorso d’ Arte contemporanea Il Segno, Ferrara,  luglio 2015

Mostra collettiva Vibrarte 2014 e 2015, presso Palazzo Pardi di Colonella (Te), Associazione Portum Artis. 

Mostra 'A quattro mani' con la sorella gemella Teresa presso la galleria Arte Paolo Maffei, Padova, novembre 2015.

Foto di alcune delle opere in mostra e allestimento

Lorenzo Simonini

Premio Man Ray - Il Segno 2015

Dal 25 giugno al 1 luglio 2016

A cura di Virgilio Patarini

 

LORENZO SIMONIN

Nota biografica

 

Lorenzo Simonini è nato a Viareggio nel 1988. Laureato in CMT all'Università di Pisa ha all'attivo pubblicazioni di saggi sul cinema. Fotografo, videomaker e poeta si afferma in innumerevoli concorsi di fotografia, poesia e contest video.

Tra gli ultimi riconoscimenti ricevuti segnaliamo: nel 2015 al Premio Oscar delle Arti Visive 2015, Montecarlo (Principato di Monaco) nell’ottobre 2015; al Concorso Radicamenti, Pisa (Italia) nel settembre; ad agosto dello stesso anno il Premio Man Ray per la Miglior Opera Fotografica al VII° Premio Il Segno, Ferrara (Italia); 4° classificato al Concorso Tramare, Tenuta di San Rossore, Pisa (Italia), settembre 2014.

Tra le ultime mostre personali e collettive a cui ha partecipato ricordiamo: Photissima 2015, Chiostro dei Frari, Venezia (Italia); Collettiv'Arte Summer 2015, Castello Svevo, Porto Recanati (Italia), nel luglio 2015; Arte sulle rive dell'Arno, GAMeC – CentroArteModerna, Pisa (Italia), giugno-luglio 2015; Ovoquadro 10, Palazzo del Medico, Carrara (Italia), marzo 2015; Tramare, Pietrasanta (Italia), dicembre 2014; Viareggio, realtà, sogni, idee, Biblioteca Comunale, Viareggio (Italia), giugno 2014; VIII° Dolcemente, Stazione Leopolda, Pisa (Italia), novembre 2013; III° BoomArt Festival, Gran Teatro Giacomo Puccini, Torre del Lago Puccini (Italia), ottobre 2013; Incontri, personale presso Biblioteca Comunale, Viareggio (Italia), ottobre 2013; Fuoristagione – Vita e silenzi del mare in inverno, Galleria Ex Marmi, Pietrasanta (Italia), maggio 2013; Contemplare, personale presso Circolo Culturale ACSI Thiasos, Camaiore (Italia), marzo 2013

Foto vernissage e allestimento

Elisabetta Piu

Premio Emilio Vedova - Il Segno 2015

Dal 2 all'8 luglio 2016

A cura di Virgilio Patarini

 

ELISABETTA PIU

Nota Biografica

 

Elisabetta Piu (Cagliari, 1957), architetto, vive e lavora a Roma; inizia giovanissima il percorso artistico diplomandosi al liceo artistico e  frequentando alcuni corsi dell’accademia delle belle arti di Roma. Nel 1980 si laurea alla facoltà di architettura di Roma, intraprende l’attività di progettazione e approfondisce le sue conoscenze sull’arte contemporanea.  Il suo impegno nell’attività artistica cresce negli anni in un dialogo fecondo con la sua formazione professionale.  Cerca un rapporto tra l’opera e il suo contenitore con una composizione modulare delle tele e con l’uso dei colori che inondano i quadri spezzando la monocromia delle superfici architettoniche che li accolgono. Le sue opere di grande formato hanno un impatto grafico, dominano le pareti come fondali da percorrere. In quelle di minore dimensione il gioco cromatico racconta capitoli di vita, attimi, sensazioni; con l’espandersi, il concentrarsi, il rarefarsi, l’intensificarsi, accompagna l’osservatore a ripercorrere l’andamento delle emozioni dell’artista e lo stimolano a integrarle con le proprie quando il segno non è più esplicito e quasi scompare. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. Partecipa a mostre e biennali in Italia e all’estero ed è presente in cataloghi e pubblicazioni d’arte. Fa parte dell’associazione “Arte Altra” associazione no profit di Roma, collabora con diverse associazioni legate al sociale.

Tra gli ultimissimi eventi a cui partecipa segnaliamo: “Sose Spazio Arte”, Roma, Stazione di Ottavia, aprile-giugno 2016; “In punta di donna”, Roma, Teatro Italia, aprile 2016; “Plexus Metr’Art”, Roma, Porta di Ripa, aprile 2016; “Velato e Rivelato”, Galleria Varco, Roma, aprile 2016; “Peccato che non sia peccato”, Roma, Le Jardin 489, luglio 2015; “Finalisti del Premio Il Segno 2015”, Ferrara, Palazzo Racchetta, luglio 2015.  

Foto allestimento

Foto vernissage

Tra(n)s-Figurazione

ANTEPRIMA. Dal 9 al 19 luglio 2016

Comunicato stampa

 

Sul Naviglio Grande a Milano l’anteprima del progetto “Trans-Figurazione”

 

Si inaugura sabato 9 luglio alle ore 18 allo Spazio E, Alzaia Naviglio Grande, 4, la prima mostra di pittura del Progetto intitolato “Trans-Figurazione”, a cura di Virgilio Patarini. Organizzazione e catalogo Zamenhof Art.

 

In esposizione una ventina di opere di sei artisti italiani emergenti che rivisitano in chiave contemporanea e post-moderna l’idea di “figurazione”: una figurazione attraversata, trafitta, tradita, ritrovata e sfigurata, tramandata e al tempo stesso rimandata, abbozzata, non finita, inquieta, in dissolvenza, in ambigua ambivalenza tra memoria e oblìo, in crisi di identità o forse, meglio: in piena presa di coscienza della propria identità multipla, schizofrenica, mutevole e post-moderna, incline al declino e proprio per questo forte della sua fragilità, consapevole della propria consistenza effimera, fantasmatica, famelica e cannibale e al tempo stesso anoressica… (dall’introduzione del catalogo)

 

Opere di Nadia Ginelli, Paolo Lo Giudice, Silvio Natali, Nino Ninotti, Giuseppe Orsenigo, Libera Venzo.

 

La mostra proseguirà fino al 19 luglio, visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 19, ad ingresso libero. Chiuso il lunedì.

La mostra presenta in anteprima a Milano, opere di sei dei quindici artisti che saranno protagonisti delle successive mostre col medesimo titolo e argomento a Ferrara, alle Grotte del Boldini, dal 22 al 31 luglio, nell’ambito della terza edizione del Ferrara Art Festival, e poi a Venezia, alla galleria ItinerArte dal 6 al 25 agosto 2016. A Ferrara, in occasione della seconda esposizione sarà presentato il catalogo Zamenhof Art. Altri appuntamenti di questo progetto sono previsti da settembre sia a Milano sui Navigli che a Roma e in altre città.

Foto allestimento e vernissage

Trans-Figurazione

EPILOGO. QUATTRO PERSONALITà A CONFRONTO: Daniela Doni, Laura Longhitano, Cristina Pagani e Virgilio Patarini

Dal 26 novembre al 6 dicembre 2016

Comunicato stampa

 

Sul Naviglio Grande a Milano l’epilogo del Progetto “Trans-Figurazione” con quattro artisti a confronto

 

Si inaugura sabato 26 novembre alle ore 18 allo Spazio E, Alzaia Naviglio Grande, 4, l’ultima mostra sotto l’egida del Progetto “Trans-Figurazione”, a cura di Virgilio Patarini. Organizzazione Zamenhof Art.

 

In mostra quadri di Daniela Doni, Laura Longhitano Ruffilli, Cristina Pagani e dello stesso Patarini.

 

In esposizione una ventina di opere di questi quattro artisti italiani emergenti che rivisitano in chiave contemporanea e post-moderna un’idea di “figurazione” centrata soprattutto sulla rappresentazione della figura umana: una figurazione attraversata, trafitta, tradita, ritrovata e sfigurata, tramandata e al tempo stesso rimandata, abbozzata, non finita, inquieta, in dissolvenza, in ambigua ambivalenza tra memoria e oblìo, in crisi di identità o forse, meglio: in piena presa di coscienza della propria identità multipla, schizofrenica, mutevole e post-moderna, incline al declino e proprio per questo forte della sua fragilità, consapevole della propria consistenza effimera, fantasmatica, famelica e cannibale e al tempo stesso anoressica…

La mostra proseguirà fino al 6 dicembre, visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 19, ad ingresso libero. Chiuso il lunedì. Domenica aperto dalle 11 alle 19.

 

Il Progetto conclude il suo iter a Milano allo Spazio E, galleria da dove era partito nella tarda primavera scorsa, dopo essere stato presentato con successo di critica e di pubblico nel mese di luglio a Ferrara, alle Grotte del Boldini, nell’ambito della terza edizione del Ferrara Art Festival, poi a Venezia, alla galleria ItinerArte nel mese di agosto e infine a Roma, alla Galleria Muef  lo scorso ottobre.

Per l’occasione saranno inoltre esposti i gioielli-murrine di Annalisa Gallo.

 

Qui di seguito uno stralcio di nota critica di introduzione.

 

TRANS-FIGURAZIONE

 

Una figurazione attraversata, trafitta, tradita, ritrovata e sfigurata, tramandata e al tempo stesso rimandata, abbozzata, non finita, inquieta, in dissolvenza, in ambigua ambivalenza tra memoria e oblìo, in crisi di identità o forse, meglio: in piena presa di coscienza della propria identità multipla, schizofrenica, mutevole e post-moderna, incline al declino e proprio per questo forte della sua fragilità, consapevole della propria consistenza effimera, fantasmatica, famelica e cannibale e al tempo stesso anoressica. 

Una figurazione oltre il principio di non contraddizione, uguale a se stessa eppure sempre diversa, coerentemente incoerente, nostalgica di un passato mai davvero vissuto e forse nemmeno compiutamente immaginato, che risorge dalle sue ceneri e di cenere è fatta, e di fumo che il vento disperde e di fiamme sull’acqua. Una figurazione sincopata, ondivaga… bussola impazzita che si rifiuta di decidere una volta per tutte da che parte sta il nord, amante fedele solo nell’ora del tradimento, presenza assente, assenza sempre presente, segno di contraddizione, disegno senza contorni, sconfinato confine, modo smodato, snodo riannodato, grumo di sangue e sospiri, carezza che ferisce, problema sempre aperto, insoluto… 

Una figurazione in cui il come e il che cosa si scambiano di ruoli, in un gioco di specchi in frantumi in cui è difficile dire se sia l’immagine che è a pezzi o il mezzo che la riflette. O l’anima che in quell’immagine si riflette e riflette su quell’immagine. Forma che si traveste da materia e viceversa, nudo travestimento. 

 (V.P. )

Foto vernissage e allestimento

Collezione d'arte Milano

Dal 9 al 15 dicembre 2016